In Sardegna non ci andavo da almeno 20 anni. Ad Alghero poi non ci ero mai stato, e lo stesso dicasi per Villaggi Valtour. E per corporate meeting. E' anche per eccesso di novità forse che tra un tuffo settembrino e l'altro mi sono mezzo ammalato, ma il mare a settembre è davvero troppo bello, talmente bello che se a Roma ti dicono che c'è freddo e tu con la goccia al naso sinceri la tua signora circa il fatto che intorno a te sono tutti in costume a sudare come fosse ferragosto, ecco, alla fine non ti crede nessuno, tu ti senti in colpa e godersela diventa un lusso, anche perché intanto i piani editoriali cambiano in fretta, le certezze vacillano e il Pd non aiuta, per non parlare della Roma. Ma la piccola l'anno scorso ha avuto broncopolmoniti a ripetizione e appena si sveglia tirando su con il naso la madre le si avvicina col sondino aspiramocciolo, che Anita cresce cresce ma di imparare a soffiarsi il naso ancora non ne vuole sapere, e mentre il mocciolo lotta col risucchio tu speri fortemente che non sia stato il tuo tuffo settembrino ad innescare il rubinetto alla creatura, e ti defili, tifando per l'aspiratore.
[...]Oggi poi, come già un paio di volte in passato, Anita ha rifatto il numero del saluto a passo di gambero con relativa culata in cortile. Mentre andava a scuola salutava me che la salutavo da dietro la finestra e non si è accorta del marciapiede in agguato. Ad Anita piace molto salutare, meno cadere, ma non si lamenta mai. Ieri guardava nel computer Alfredo e Mariangela che salutavano dal viaggio di nozze negli USA, e invece di parlare con loro si specchiava nella webcam, comunque salutandoli. Che
quei ragazzi se so sposati, e per quanto possa definirsi bello un matrimonio, il loro matrimonio è stato bello davvero, e per quanto un inizio in ritardo sia sempre una rottura di cojoni, aver cominciato la cerimonia in ritardo non per colpa della sposa, ma del testimone (cioè me medesimo) ha dato al tutto un tocco di imbarazzante (per me) ma genuina amatorialità.
E così ho potuto testimoniare che fallire nel pretendere troppo dall'Alitalia e dalle sue coincidenze in coincidenza col fallimento dell'Alitalia è cosa molto probabile; meno prevedile era che i miei mi prelevassero a Fiumicino recapitandomi in quasi orario nel castello di Metaponto, laddove all'arrivo Michela mi avrebbe gettato addosso una camicia bianca per testimoniare con più decoro e attendibilità, comunque in jeans e scarpe rosse.
E magari saremo pure passatisti con il cuore girato all'indietro (anche perché i futuristi ancora non si fanno capire), ma mentre la nuova identità di partito è più impalpabile di un'amicizia su Facebook, accogliere gli sposi per la cena nuziale sulle note dell'Internazionale è stato straniante, sedersi al tavolo Karl Marx doveroso, e avere la sensazione di trovarsi in un documentario seppiato inevitabile (come comprensibile è stato anche che lasciar gestire i segnaposti dei tavoli a gente più giovane o meno verticale dello sposo comunista abbia portato a far sì che per il tavolo Lama sia stata prodotta la foto del Dalai anziché quella di Luciano, con tutti i commenti, i doppi sensi, le evoluzioni filosofiche e le beffe della storia del caso).
E nonostante la notte nuziale e lucana abbia portato tanta acqua, raramente ho preso pioggia così volentieri, che ballare sulla spiaggia mi ricorda
The Grind, indimenticato programma Mtv a base di ormoni e hip hop, e ballare col sigaro in mano rende buena la vista per testimoniare e pensare che forse il raffreddore non è ad Alghero che l'ho incamerato, ma probabilmente prima, e non necessariamente a Policoro con gli sposi bagnati.
Magari è successo a Salò, in piena polemica revisionista, dove con
Civati mi sono fermato di passaggio il giorno dopo la Festa del Pd di Monza e Brianza, invitato con orgoglio nella fanga padana, con
Marta a parlare di Pd e comunicazione e fondamentalmente di noi, con gente stranita come noi, provando l'emozione di abboffarmi di fritti su una tovaglietta con stampato il programma della Festa, e il mio nome di conseguenza. Dopo averla unta più del dovuto ho arrotolato la tovaglietta, feticcio democratico e militante, e l'ho portata via, verso Salò prima e il matrimonio lucano poi, per perderla in 24 ore, com'era giusto che fosse. A Salò è caduta tanta di quell'acqua da costringerci a mangiare in un posto che mandava Venditti a tutto spiano, tanta di quell'acqua da farmi pensare che fossero i fascisti a farci piovere addosso, vigliaccamente, che noi solo una camiciola avevamo per proteggerci, e neanche era nera.
Tutto ciò per dire che su Facebook è stato creato
un gruppo di ex iscritti alla Fgci di Roma, che una volta ci vedevamo in sezione e ora ci vediamo su Facebook, e che le foto scannerizzate messe lì sopra da chi in qualche modo, in qualche tempo, è stato giovane e comunista, un po' per malinconia, un po' per senso di responsabilità, un po' per sensi di colpa, un po' per orgoglio, fan venire voglia di andarsi a prendere altra acqua in faccia, per scoprire che anche noi, mentre ci stavamo salutando, siamo finiti con il culo per terra.