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09.09.2008
Umbria ombra
Ad Arrone, provincia di Terni, ci arrivo con largo anticipo sul dibattito serale, ma appena in tempo per godermi al tramonto e in solitudine l'allestimento del palco di Alex & Emy, procace e gajardo duo di italpop che di lì a poche ore si esibirà nell'apposita ampia area concerti della locale festa Pd. Il dibattito dall'impegnativo titolo "Pd, quale pensiero per una nuova politica?", traducibile anche in "Dove va il Pd? non siate volgari, varie ed eventuali", oltre a me avrà come relatori Catiuscia Marini (europarlamentare umbra), Fausto Raciti (segretario nazionale dell'ormai fu Sinistra Giovanile), un professore di cui non ricordo nome e causa, e Walter Verini, deputato uomo ombra nonché ovunque del premier ombra quasi omonimo Walter Veltroni. [...] Mi sfuggono le dinamiche dell'assortimento né dispongo di pensiero adatto a politica nuova, ma l'organizzazione è perfetta, ad Arrone il Pd ha preso quasi il 50% dei voti, il segretario del circolo ha 22 anni, il sindaco è del Pd, e insomma, se non ci si fida qui del Pd, non ci si fida da nessuna parte. Proprio come nelle feste di una volta, anche in quelle democratiche l'ospite di dibattito viene accolto con sobria ritualità e orgogliosa deferenza, ed è così che mentre Alex ed Emy fanno "sa-sa-sa prova" incontro Emilio, giovane piddino dalemiano autoincaricatosi, tra le tante cose, di prelevarmi dall'area concerti per portarmi a perlustrare alture medievali pro loco e scambiarci rapidi e complici flash di militanza. Succede così che dopo pochi metri di turistico pendio Emilio mi chieda "come va?" e in quella domanda capisco che non è della discutibile balneabilità di Cupra (dove scoprirò andare in vacanza da una vita proprio il sindaco di Arrone) che vuole sapere, ma del Partito, del Pd, di "cosa si dice a Roma", del futuro, ma soprattutto del presente. La periferia chiede notizie al centro, il locale al nazionale, ma io con quel centro non c'entro e divincolarmi dall'eccesso di aspettativa mi riesce semplice e non appena ribalto la domanda con un "dimmi tu come va, io che ne so?", Emilio prende fiato, sospira forte e confida: "qui in Umbria è un gran casino". "Come, in Umbria?" faccio stupito, "ma se siete l'isola felice del Pd, come fai a lamentatte? capirei fossi sardo, fiorentino, bolognese, calabrese, ma sei umbro, cazzo, se te lamenti pure te è finita". Consapevole dello stupore provocato, Emilio mi spiega tra un aperitivo e un giro di stand che a Perugia hanno arrestato un sacco di imprenditori e che a Terni il sindaco s'è beccato un avviso di garanzia e insomma, ci sono problemi anche lì, e più in generale non tutto è democratico quel che è partito, eccetera eccetera. "Vabbè, ma ho letto sull'Unità che è appena passato il pullman per le firme della petizione proprio qui da voi, dai, su", replico senza sapere che dal tunnel di depressione nel quale ci siamo ficcati non sarà di certo il pullman che gira per salvare l'Italia a farci uscire. "Vuoi sapere del pullman? Mo ti dico del pullman". In realtà non so cosa aspettarmi dal racconto, ma mentre immagino orde di firmatari sulla strada della Marmore, le parole di Emilio vengono giù a cascata: "A noi avevano detto dal Nazionale che il tal giorno sarebbe passato da noi il tal pullman per raccogliere le firme della petizione e portarci il materiale, e così ci siamo organizzati. Quando il pullman è arrivato in paese l'abbiamo aspettato all'entrata della Festa. C'erano il sindaco, il segretario del circolo, il coordinamento del Partito e un po' di militanti. Il pullman ha fatto manovra, s'è fermato, ha aperto le porte e non è sceso nessuno. Nessuno tranne l'autista. E la giornalista, salita quel giorno, per l'occasione. Il pullman era vuoto. A quel punto, pur perplessi, abbiamo chiesto all'autista un po' di materiale, di gadget, un simboletto, qualcosa di motivante, carburante per la militanza, ma quello ha alzato le mani e ci ha detto che lui non ne sapeva niente, che lui viaggia da solo e lì ce l'avevano mandato, che lui era dipendente di un'azienda di trasporti, mica del Partito, e finita la spiegazione ci ha rifilato qualche modulo per le firme. Più tristi di prima ci siamo fatti le foto davanti al banchetto per le firme e davanti al pullman. E però l'autista di spegnere il motore non ne voleva sapere, neanche da fermo. E quando gliel'abbiamo chiesto ci ha risposto che con quel caldo lui di rinunciare all'aria condizionata non ci pensava proprio, che lo dovevamo scusà, ma era così, prendere o lasciare. Abbiamo preso i moduli e dopo un po' l'abbiamo lasciato andare a salvare l'Italia da qualche altra parte. Ecco, questa è la storia del pullman". Molto più depresso di come sono arrivato m'abboffo di pappardelle di cinghiale e salumi vari farciti dalle democratiche cucine locali e quando ormai è già tardi per tenere fede al programma e mettersi a cercare un nuovo pensiero della politica, il dibattito inizia. Ma non inizia solo il dibattito. Proprio mentre Emilio introduce e presenta passando in rassegna tutti i mali del Pd, Emy e Alex fan potenti gargarismi e non appena la parola passa a Verini che comincia a spiegare ad una quarantina di arronesi perplessi che il PD in realtà ha vinto le elezioni e che quella che sta per finire è un'estate fisiologicamente calda e politicamente gravida di gioie, Alex ed Emy attaccano a suonare, cantare e ballare, da soli o quasi nello spazio concerti, su un palco da Cugini di campagna (lì esibitisi poche sere prima), ad un volume della Madonna nel senso della cantante, costringendo gli oratori ad urlare nel microfono il nuovo pensiero della politica, in un grottesco blob di musiche e parole tale per cui avere un vendittiano mondo di ladri nel quale bisogna saper perdere a commento delle gesta del Pd, quando non una ramazzottiana terra promessa a identificare il centro da conquistare, fino ad uno zerofolle triangolo da evitare pensando a Casini non è fantasia, ma arronese realtà. Poi, di colpo, si spengono le luci. Emilio ticchetta con la mano sul microfono, microfono che però è ancora acceso e funziona e l'idea che qualcuno stia sabotando di proposito il nuovo pensiero della politica comincia a farsi strada, ma Emy e Alex fugano ogni dubbio e dal palco partono pirotecnici, rumorosi, articolati e costanti fuochi d'artificio, perché così è previsto dal loro show, l'unico show nel quale i cantanti non ringraziano mai tra un pezzo e l'altro, né buongiorno né buonasera, solo note su note su note su f uochi d'artificio. E' così che Verini, terrorizzato dall'ipotesi di esser su Scherzi a parte, s'affretta a chiudere l'evento (o "iniziativa", come ancora si dice nell'ambiente) leggendo una tipica lettera democratica, di quelle lettere che arrivano al Pd, fatte per commuovere al primo aggettivo e per spiegare il mondo meglio di Emy e Alex. Ma la lettera è di una ragazza che scrive al padre che la vita vale la pena di essere vissuta solo se si riesce a stare nel cono di luce che illumina il palco di Amici, che è lì che bisogna stare, che quel cono di luce va ampliato e che sotto al palco niente ha più senso. Verini carica il pathos leggendo, ma deve urlare, perché Emy & Alex sul palco ci sono già e il cono di luce appena esploso sulle nostre teste ombra li bacia in fronte da tempo, li segue nel cammino, girando in pullman paise paise, una batteria sulla spalla e un arsenale da ricaricare, nella fanga da ballo di un'estate da salvare. A quel punto, quando la tristezza accarezza il tendone, Verini sferza la folla ricordandole che per capire la società, pure se a noi magari ci piace di più Nanni Moretti, è arrivato il momento di guardare il Grande Fratello. Al suo fianco, impugno con forza il bordo del tavolo. Sono nervoso per curriculum. Il Grande Fratello quello che doveva fare ormai l'ha fatto, andava visto e compreso 8 anni fa, non ora che magari non lo faranno neanche più, e se questa è la linea del Partito allora Luxuria e Adinolfi che vanno all'Isola e alla Talpa sono in nomination per la leadership come non mai, più di chiunque, meno solo di Emy e Alex, che un nuovo pensiero per la politica, forse, l'hanno già trovato. Al prossimo dibattito sarà bene cantarci insieme, sul palco o in pullman poco importa.
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