
La più rivoluzionaria e gratificante invenzione degli ultimi lustri è senza dubbio la pirateria on line. In un momento in cui scarseggia il contante e abbonda l'ignoranza, accedere "da pirata" alla cultura, qualunque essa sia, è una grande possibilità, un esercizio di uguaglianza, una ridistribuzione del sapere più equa, un servizio pubblico che andrebbe incentivato.
Con un grande peer to peer di Stato gli acquisti di dischi e libri aumenterebbero vertiginosamente, la popolarità di attori e musicisti salirebbe, gli argomenti di conversazione avrebbero più variabili.
A scanso di equivoci va detto che fare il pirata solo per il gusto di mettersi la benda non ha comunque senso e intasa gli hard-disk; fare il pirata addirittura per farci i soldi era e resta un reato, soprattutto se si piratano i Gemelli Diversi, magari diffondendone il virus ai polli per la via. Ma fare il pirata per selezionare è invece necessario, imprescindibile, fa risparmiare un mucchio di soldi e protegge dalle truffe.
Recensire dischi è un lavoro sporco, che nessuna redazione, almeno in Italia, fa con professionalità, per non dire competenza. [...]
Si parte con spirito indipendente e agguerrito fino alla prima copia promozionale che arriva in ufficio; a quel punto ci si intenerisce, ci si bea dell'omaggio e si concede una recensione positiva o non negativa laddove in condizioni da bar partirebbero solo insulti. Anche noi di Excite abbiamo scritto emerite porcate solo perchè eravamo contenti che qualche casa discografica sull'orlo del fallimento ci avesse incluso nella lista dei destinatari dei loro orrendi prodotti. Era un riconoscimento anche quello, e a noi, in casi numericamente di molto inferiori alla media, bastava per mentire. Nostra culpa, nostra grandissima culpa. Ma noi nel settore siamo piccole puzzette, con nessun potere contrattuale, e qualche cazzata scritta era e resta comprensibile, fisiologica e tutto sommato scusabile, soprattutto nel momento in cui ci siamo ripromessi di non caderci più.
Ma Repubblica, il vecchio Musica! e soprattutto l'attuale XL non possono farlo, non devono farlo, non più.
Cazzate come quelle contenute nell'ultimo XL straripano impunite da ogni magazine specializzato, e se penso che una volta i dischi li andavo a comprare anche e soprattutto sulla base delle recensioni che leggevo, allora la redazione di Repubblica (occasionale capro espiatorio che meglio sintetizza il problema) va condannata per circonvezione di non pirata, millantato credito, procurato allarme e tanto altro ancora.
Kanye West, ad esempio, non è mai stato, non è e non sarà mai il nuovo Prince, o l'erede di Prince, come suggerito su XL.
Perchè scrivere una cazzata del genere? A chi serve? A Kanye West no, al redattore neanche. Kanye West non è neanche Mc Hammer, nè Fat Boy Slim, nè Snoop Doggy Dog, ma solo un poco più che anonimo rapper con le ali che di Prince, se è a lui che puntava, se ne è sentito pure poco. Se West è il nuovo Prince allora gli Outkast cosa sono? E Prince, quello vero, perchè sarebbe così vecchio se avete deciso che il nuovo è West?
La cosa inquietante è che una volta, leggendo "nuovo Prince", io Kaney West me lo sarei pure andato a comprare.
Adesso, per fortuna, trovo i file on line, ascolto e cestino.
Se mi piace, compro.
Trattasi di legittima difesa.